Anche Mercedes si dà all’«ibrido» con la S400 a due motori
Novembre 3, 2008
StoccardaLa road-map messa a punto da Mercedes per arrivare a una mobilità sempre più rispettosa dell’ambiente prevede varie tappe. In questo periodo la casa tedesca annuncia l’arrivo della Smart Ed, ovvero a propulsione esclusivamente elettrica in grado d’assicurare un’autonomia di 120 chilometri e tempi di ricarica molto rapidi a fronte di un costo chilometrico di 0,02 euro, e della sua prima ibrida: la S400 BlueHybrid, che sarà venduta da giugno. Sviluppata nell’ambito di una cooperazione con Bmw e Gm, porta al debutto una compatta e potente batteria a ioni di litio che alimenta un motore elettrico da 20 cv con una coppia di 16,3 kgm. L’unità supporta il lavoro di un V6 a benzina 3.5 (con 279 cv, 35,7 kgm a 2.400 giri di coppia, evoluto da quello della S350) nelle accelerazioni e nelle riprese per ridurne gli sforzi e, quindi, generare bassi consumi e ridotte emissioni. Così, a fronte di una velocità di 250 km orari e della possibilità d’affrontare lo scatto 0-100 in 7,2 secondi, la S400 è in grado di percorrere mediamente 12,6 chilometri con un litro di benzina e di emettere 190 g/km di CO2.La S400 introduce anche una nuova concezione di auto ibrida. Infatti, l’unità elettrica e i suoi accessori s’integrano nella struttura dell’ammiraglia di Stoccarda in maniera discreta (il motore elettrico è piazzato tra quello termico e il cambio automatico-sequenziale 7G-Tronic, la batteria a ioni di litio prende il posto di una delle due di tipo tradizionale che normalmente equipaggiano la Classe S, mentre il sistema di recupero dell’energia in frenata non invade zone destinate all’abitacolo) e, pertanto, la S400 conserva aspetto e funzionalità delle sue più strette consanguinee.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=303053
Le false avventure di Sherlock Holmes
Luglio 5, 2008
Non è simpatico e non fa nulla per esserlo. Spesso risponde male, è scostante e tratta tutti con alterigia. L’uomo che ha trasformato l’indagine e la deduzione in arte, se lo può permettere. Il suo nome, il volto magro e appuntito avvolto dalla nuvola di fumo della sua pipa, l’elegante vestaglia che indossa nelle notti di veglia nello studio al 221B di Baker Street, soprattutto le sue fenomenali deduzioni lo hanno trasformato in un mito. Sherlock Holmes è vivo, immortale da quando Arthur Conan Doyle lo fece esordire con Uno studio in rosso (1887). Il dotto detective è più di una fonte d’ispirazione per un genere particolare di libri: gli apocrifi.Chissà se a Holmes e al dottor Watson, ad esempio, piacerebbe essere coinvolti in Sherlock Holmes, Montana (Hobby&Work, pagg. 314, euro 18, traduzione di W. Santini), il fantasioso giallo western con cui Steve Hockensmith ha sfondato in America. È bastata la parola magica: «Holmes», e il libro è entrato nelle finali di tutti i premi Usa per il miglior poliziesco. E Hockensmith ha sfruttato la scia della popolarità allungando la saga e pubblicando altri due best seller – On the Wrong Track e The Black Dove – che presto vedranno la luce anche in Italia. Saga di che? Di due cowboy del Montana, i fratelli Gustav e Otto, rispettivamente chiamati Old Red e Big Red. Il primo non ha mai visto un banco di scuola, però spara da Dio (mentre Holmes nelle sue avventure ha usato la pistola solo sei volte, una delle quali contro il mastino dei Baskerville – e, per inciso, Pierre Bayard riapre Il caso del mastino dei Baskerville per Excelsior 1881, pagg.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=273875