Esplode una fabbrica illegale di fuochi d’artificio in India ed è strage: almeno 27 morti, tra cui 12 bambini e sei donne. I feriti invece sono sedici. L’incidente è avvenuto mercoledì sera nella città occidentale indiana di Deeg, nello stato del Rajahstan a 160 chilometri da Nuova Delhi. L’esplosione ha provocato il crollo della casa in cui si fabbricavano i fuochi ma anche di cinque case adiacenti. «Era un’abitazione dove si fabbricavano illegalmente fuochi d’artificio. C’è stata un’esplosione e la casa è crollata», ha spiegato un agente dello Stato del Rajasthan. Il vice ministro dell’Interno ha disposto l’apertura di un’inchiesta. Purtroppo l’episodio non è nuovo visto che nei mesi scorsi varie fabbriche illegali di fuochi d’artificio sono esplose in varie parti dell’India. Appena il mese scorso nello Stato dell’Orissa, nell’est del paese, si era verificato un incidente simile.Uno dei dati più preoccupanti è che quasi tutte queste fabbriche improvvisate impiegano numerosi bambini. Quasi ogni anno avvengono incidenti in cui bambini poveri che lavorano in fabbriche di fortuna perdono la vita. In molti casi questi bimbi vengono ricompensati con un pasto al giorno a fronte delle 18-20 ore di lavoro al giorno mentre altri sono pagati un quinto di un dollaro.L’incidente è avvenuto in un momento in cui in India c’è una grande richiesta di fuochi in artificio per l’avvicinarsi del Diwali, il capodanno indiano che si celebra il 28 ottobre.

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Eccolo lo stile della nuova destra: è punito anche il dissenso. Così chi fischia un rappresentante del governo viene identificato dalla polizia. Il governo Berlusconi, il più a destra che l’Italia abbia mai avuto, mostra così in ogni occasione l’idea di società che vuole imporre. Stavolta tocca a Mariastella Gelmini, che per far approvare la sua “riforma Moratti” (non la chiamano così anche se è uguale), fa la spola per le scuole italiane a cercare di spiegarla. Il ministro dell’Istruzione era arrivata al liceo scientifico “Isacco Newton” di Roma per partecipare alla presentazione del libro del giornalista Giovanni Floris «la fabbrica degli ignoranti», ma alla fine Gelmini si è trovata a dover difendere le sue riforme in un’aula magna «ring» dove una decina di precari l’hanno contestata e «interrogata» sulle sue decisioni. La mattinata era cominciata con l’inno d’Italia. Tutti in piedi, Gelmini compresa, (tra gli ospiti anche l’ex ministro Giuliano Amato e in sala c’erano la segretaria dell’Ugl Renata Polverini e Silvia Costa, assessore dell’Istruzione nel Lazio) per cantare le parole di Mameli. Poi il dibattito. Il ministro ha incassato applausi quando ha parlato di una scuola che «non è di destra né di sinistra» e quando ha espresso la necessità di fare «scelte coraggiose» e quando ha annunciato l’arrivo di una carta oro per sconti agli insegnanti.

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Dopo decenni di assenza torna in libreria Gelo (Einaudi, pagg. 358, euro 20, trad. Magda Olivetti), romanzo d’esordio che nel 1963 collocò d’improvviso Thomas Bernhard tra gli imprescindibili della narrativa contemporanea. Nei soliloqui del pittore Strauch («Gli artisti sono i grandi emetici dei nostri tempi, sono già sempre stati i grandi, i più grandi emetici»), recluso volontario nell’atroce località montana di Weng, c’è già lo stile inconfondibile dello scrittore austriaco fatto di ossessioni paralizzanti, di un selvaggio sarcasmo. E se «l’uomo è un inferno ideale per i suoi simili», l’«homo bernhardianus» vive per difendersi dalla vita. Contorcendosi in una commedia-tragedia in cui la follia non è la vetta più estrema della lucidità.

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Dimentichiamo i Club Meditérranée; le litanie sull’idillico fascino di vigne e ulivi; la retorica nostalgica, da «età dell’oro» greco-romana; l’imbecillità motorizzata, stile Parigi-Dakar; i bagni di sole; gli spettacoli folcloristici e i siti turistici, da viaggio organizzato; l’esotismo d’accatto. Dimentichiamo anche l’«Unione mediterranea» di Nicolas Sarkozy, nata morta. Ricordiamo il Mediterraneo tragico: come la filosofia, la tragedia ha origine in Grecia, non a caso, e ha come cornice lampi notturni, più abbaglianti che illuminanti. È il regno di Dioniso, dio dell’esuberanza vitale. Nel Mediterraneo si veda la matrice dell’avvenire, non più il museo, il mausoleo o il deposito di ricordi e testimonianze per letterati e turisti.

Per la storiografia tradizionale, il Mediterraneo è il perpetuo scontro delle sue sponde, come se il nemico restasse sempre quello. Invece il Mediterraneo (medi-terraneo) è mare di mezzo, spazio fra terre: dunque unisce tanto quanto separa. Distingue, unendoli, popoli che si fronteggiano, come se fossero allo specchio. È una meridiana.
Nel Pensiero meridiano (Laterza), Franco Cassano scrive che esso «comincia dove comincia il mare». Però c’è mare e mare. A sud non s’è mai molto lontani dal mare, ma nel Mediterraneo non si è mai molto lontani nemmeno dalla costa.

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(…) Cristina Mareni, Cristina Martinoli e Roberta Turini si conoscono dai tempi gloriosi dell’Andrea Doria, da quando l’ingegner Paolo Martinoli fondò la sezione nuoto all’interno della società polisportiva. «In realtà loro tre si frequentavano già da prima, avendo fatto il Coni. Io sono l’ultima arrivata», racconta Rosa Maria, splendida nonna di quattro nipoti. Il record in materia spetta però all’amica Maria Cristina Martinoli (sette!), mentre Roberta Turini è diventata nonna per la prima volta poche settimane fa. Delle quattro, l’unica a non aver abbondanato le piscine in tutti questi anni è stata proprio Roberta Turini, insegnante Isef e allenatrice di nuoto a Roma. Maria Cristina Martinoli è dirigente medico dell’istituto Chiossone, Cristina Mareni insegna Medicina Interna alla facoltà di Genova, mentre Rosa Maria Busellato si dedica a tempo pieno al mestiere di nonna, dopo aver lavorato una vita nell’ambito del commercio.Negli anni ‘60 tutte e quattro hanno mietuto vittorie e record in vasca: Roberta Turini è stata primatista nei 50 e 100 delfino, la Martinoli velocista, nazionale e medaglia d’oro alla «Coppa Scarioni» nei 100 libero, Cristina Mareni eccelleva nei 50 e 100 stile libero, mentre l’amica Busellato ha vinto il campionato Junior nei 400 stile libero, arrivando sesta in Italia. Ma le cose più belle le hanno fatto insieme: campionesse italiane nella staffetta 4×100 – categoria Juniores – a Reggio Emilia e terze assolute a livello nazionale, anno 1963.

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