Il presidente della Regione e il commissario straordinario per la sanità avranno lo stesso volto e lo stesso nome. Lo ha deciso il Consiglio dei ministri, che ha messo nelle mani di Piero Marrazzo i poteri necessari per attuare il piano di rientro e guarire le mille ferite del settore. E la cura non sarà certo a base di cerotti e di bende, visto che il governatore del Lazio ha chiesto trasferimenti per cinque miliardi di euro per ripianare il deficit, che oggi ammonterebbe a circa dieci miliardi, praticamente il doppio. Proprio il sostanzioso movimento di fondi collegati alla nomina ha spinto Gianni Alemanno a parlare di un «atto molto importante», che «permette di sbloccare i flussi di cassa» e di portare benefici evidenti non solo a livello regionale, ma fino in Campidoglio. Non a caso tale provvedimento era nell’aria già da un po’ di tempo, da quando cioè il governo aveva eliminato per decreto l’incompatibilità della carica ad acta con quella di amministratore regionale.Ieri Marrazzo, dopo i colloqui con i ministri Tremonti e Sacconi e tutto il Cdm, ha scelto la via della prudenza e non si è sbottonato più di tanto, optando per una posizione interlocutoria «in attesa di leggere il provvedimento». Chi invece il documento lo ha letto subito è il senatore Cesare Cursi: «È la sintesi di tre anni di fallimenti – ha commentato – ci sono voluti dodici punti per elencare tutti gli aspetti su cui ora bisogna intervenire».
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